Pensilina ricovero automobili, padiglione Granelli, Milano. Fototecnica Ancillotti & C., 1931 (Courtesy Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti, Fondo Enrico Agostino Griffini)
Dal 29 ottobre al 20 dicembre, l’ex stabilimento Koh-I-Noor di Tradate (Varese) ospita “Enrico A. Griffini. Costruire modernamente”, mostra a cura dello storico dell’architettura Massimiliano Savorra. L’esposizione, patrocinata da Nuova Consulta AL, riporta l’attenzione su una figura significativa, ma ancora poco valorizzata, del Razionalismo italiano, inaugurando il programma di 155 Tradate, nuovo spazio dedicato alla cultura e ai processi creativi legati alla musica e all’arte, promosso da Ponderosa Music Records e curato da in.circle.
Nato a Venezia nel 1887 e morto a Milano nel 1952, Enrico Agostino Griffini fu architetto, ingegnere, docente e autore. Formatosi al Politecnico di Milano, aderì al MIAR e partecipò al dibattito sull’architettura moderna, entrando in relazione con protagonisti come Giuseppe Terragni, Adalberto Libera e Giuseppe Pagano. Tra le sue opere figura il Palazzo dell’Arengario di Milano, oggi sede del Museo del Novecento. Fondamentale per la diffusione della cultura architettonica moderna fu anche il manuale Costruzione razionale della casa, nel quale l’edificio viene concepito come un sistema unitario, in cui struttura, impianti, distribuzione e dettagli concorrono alla qualità dell’abitare.
La mostra ricostruisce questa ricerca attraverso disegni, tavole costruttive, fotografie d’epoca, pubblicazioni, manuali e documenti di cantiere, riprodotti dagli originali conservati nell’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia. Il percorso, realizzato in collaborazione con l’architetta ed erede Valeria Griffini, attraversa i diversi ambiti della sua attività, dall’edilizia residenziale agli stabilimenti industriali, dagli edifici pubblici alle strutture sanitarie.
La scelta della sede assume un significato particolare. Progettato da Griffini tra il 1942 e il 1943 per la Koh-I-Noor, l’edificio è stato successivamente occupato dal Calzaturificio Romano Martegani 1891, attivo dal 1957 al 2001. Oggi è al centro di un intervento di restauro e ristrutturazione firmato dall’architetto Giorgio Giani, con direzione lavori di Lucio Giudici.
L’allestimento di Lola Ottolini, Matteo Andreoletti e Lucia Emma Avolio si inserisce nella transitorietà del cantiere, utilizzandone linguaggi e dispositivi, con il blu come elemento unificante. L’edificio diventa così parte integrante dell’esposizione: non soltanto contenitore, ma testimonianza concreta del pensiero progettuale di Griffini e delle trasformazioni del patrimonio industriale.
Rileggere oggi il suo lavoro significa riconoscere il moderno non solo come linguaggio formale, ma come metodo fondato su tecnica, risorse, durata e costruzione. È da questa prospettiva che 155 Tradate avvia la propria trasformazione, mettendo in relazione memoria architettonica e nuove possibilità d’uso.
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