Il Politecnico di Milano, con la Scuola AUIC e il DAStU, ha dedicato una mostra all’attività di Vito e Gustavo Latis, protagonisti discreti ma decisivi della ricostruzione milanese del secondo dopoguerra. “I Latis e Milano 1945-1985” è curata da Marco Biraghi, Giovanna Latis, Tommaso Mazzega e Francesco Patetta e, aperta fino al 21 marzo nello Spazio Mostre Guido Nardi del Politecnico, ricostruisce quarant’anni di attività progettuale che hanno contribuito in modo sostanziale alla definizione dell’identità urbana della Milano moderna.
La mostra, patrocinata dall’Ordine degli Architetti PPC di Milano e ADI, mette in luce una produzione architettonica caratterizzata da rigore formale, sobrietà espressiva e forte attenzione alla dimensione collettiva. Laureatisi entrambi al Politecnico di Milano, segnati dall’esperienza dell’esilio in Svizzera durante le leggi razziali fasciste, i fratelli Latis avviarono inizialmente percorsi autonomi per poi fondare nel 1955 lo Studio Latis Architetti, attivo per oltre quattro decenni.
Il percorso espositivo presenta alcuni tra i loro progetti più significativi: dal condominio di via Lanzone, in dialogo con l’opera di Asnago e Vender, all’edificio polifunzionale di via Turati, raffinato esempio di “urbanità” milanese, fino all’edificio di via Monte Santo, in cui la convivenza di funzioni diverse anticipa temi centrali del dibattito architettonico contemporaneo.
Basata sugli archivi privati della famiglia Latis, affianca ai materiali storici una lettura critica del contesto urbano e sociale dell’epoca, arricchita dagli scatti inediti del fotografo Sosthen Hennekam. Ne emerge il ritratto di uno studio capace di operare con continuità dalla scala urbana a quella dell’edificio, incarnando pienamente lo spirito della “scuola milanese” del dopoguerra.
Vito e Gustavo Latis hanno contribuito in modo silenzioso ma incisivo a una stagione di grande qualità architettonica e urbana. Formatisi al Politecnico di Milano e segnati dall’esilio imposto dalle leggi razziali, avviarono carriere autonome prima di fondare nel 1955 lo Studio Latis Architetti. Per oltre quarant’anni realizzarono importanti edifici residenziali e polifunzionali, capaci di coniugare urbanità, sobrietà e sperimentazione. La loro opera, estesa dall’architettura al design, rappresenta un esempio emblematico della scuola milanese del dopoguerra, oggi riletta attraverso materiali d’archivio e nuovi sguardi fotografici.