Foto Delfino Sisto Legnani, DSL Studio
Triennale Milano ospita, tra le altre e insieme alla sua offerta di eventi arricchita dalla MDW, la mostra “Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity”, un’ampia retrospettiva dedicata a due figure centrali del design internazionale del Novecento. L’esposizione, aperta fino al 6 settembre, ricostruisce oltre sessant’anni di attività attraverso una selezione eterogenea di materiali: oggetti, arredi, disegni, modelli, fotografie, libri e progetti grafici.
È curata da Francesca Picchi con Marco Sammicheli e Studio Mut (Martin Kerschbaumer e Thomas Kronbichler) con allestimento di Jasper Morrison Office for Design con David Saik, realizzata in collaborazione con il Vignelli Center for Design Studies del Rochester Institute of Technology (USA).
Il percorso espositivo si configura come una vera e propria “biografia per progetti”, capace di restituire non solo l’evoluzione formale del lavoro dei Vignelli, ma soprattutto il loro metodo, fondato su chiarezza, rigore e coerenza. Più che uno stile, infatti, il loro contributo si definisce come un linguaggio progettuale che attraversa discipline diverse – dalla grafica all’architettura, dal product design alla comunicazione visiva – mantenendo una sorprendente continuità.
Emblematica in questo senso è la celebre mappa della metropolitana di New York del 1972, uno dei progetti più iconici di Massimo Vignelli: non una rappresentazione geografica, ma un sistema logico fatto di linee, colori e relazioni, capace di ridefinire il modo di orientarsi nello spazio urbano.
La mostra mette in evidenza anche la dimensione etica del loro lavoro. Il rifiuto dell’obsolescenza e la ricerca di soluzioni durature emergono come principi cardine di una pratica progettuale che oggi appare particolarmente attuale, in un contesto segnato da velocità e consumo.
Inserita nel più ampio programma culturale della città e nel calendario della design week milanese, l’esposizione è un omaggio a due protagonisti del Novecento, ma vuole essere anche un’occasione per riflettere sul ruolo del design come strumento capace di organizzare l’esperienza quotidiana.