La seconda edizione della Giornata della libera professione, organizzata il 10 marzo a Roma da Inarcassa e Fondazione Inarcassa, ha portato la presentazione di uno studio che fotografa nitidamente uno degli aspetti della professione più sottovalutati ma dalle importanti potenzialità, le forme di aggregazione della professione.
Promosso dalla Fondazione Inarcassa in collaborazione con REF Ricerche e CBE, “Società tra professionisti: quadro normativo, modelli europei e scenari di sviluppo” analizza l’evoluzione organizzativa delle professioni tecniche in Italia e presenta dati che, in estrema sintesi, sono piuttosto chiari: gli ingegneri e gli architetti che operano in forma di Società tra Professionisti realizzano un reddito medio 2,1 volte superiore rispetto a chi lavora individualmente. Tra i più giovani, la forbice si allarga ancora: per gli ingegneri under 35, il reddito medio in StP è 3,46 volte più alto; per i giovani architetti, 2,59 volte. Eppure, nonostante questi numeri, le StP rappresentano appena lo 0,8% del totale dei professionisti iscritti a Inarcassa: 1.336 realtà aggregate contro 172.807 liberi professionisti individuali.
Lo studio evidenzia innanzitutto come il sistema delle professioni tecniche in Italia sia caratterizzato da una forte frammentazione: a fronte di oltre 170.000 iscritti a Inarcassa, più dell’80% opera in forma individuale, senza una struttura organizzativa stabile.
Questa configurazione produce effetti rilevanti sul piano economico e competitivo. La maggioranza degli studi lavora nel settore dell’edilizia civile e residenziale, quindi fortemente dipendente da incentivi pubblici e cicli fiscali. La fine del Superbonus ha mostrato la vulnerabilità del sistema: studi individuali poco strutturati faticano ad assorbire shock di mercato e a garantire continuità di reddito. Inoltre, le indagini evidenziano carenze diffuse nelle competenze manageriali: oltre la metà dei professionisti dichiara livelli insufficienti in networking internazionale e project management, competenze ormai essenziali per operare su commesse complesse.
In questo contesto, le StP rappresentano una possibile evoluzione organizzativa, ma restano numericamente marginali: nel 2024 se ne contano meno di 1.000, a fronte di oltre 11.500 società di ingegneria. Tuttavia, i dati economici mostrano un andamento opposto: il fatturato aggregato delle StP è in forte crescita e ha superato i livelli pre-pandemici, mentre anche il fatturato medio per società risulta in aumento, segnalando una maggiore capacità di generare valore rispetto agli studi individuali.
Dal punto di vista territoriale, le StP si concentrano prevalentemente nel Nord Italia, in particolare in regioni come Lombardia e Veneto, che presentano anche i livelli più elevati di produttività. La composizione anagrafica evidenzia inoltre una significativa presenza di professionisti under 40, indicando che il modello aggregato è percepito soprattutto dalle nuove generazioni di architetti come una via di accesso più sostenibile alla professione.
Nonostante questi segnali positivi, la crescita delle StP è frenata da fattori strutturali: il regime forfettario continua a favorire il lavoro individuale, mentre l’incertezza normativa riduce la propensione all’investimento. Il risultato è un sistema in cui la necessità di aggregazione è ormai evidente, ma resta ancora poco tradotta in pratica, con effetti diretti sulla competitività complessiva degli architetti italiani.
In questo quadro, la condizione degli architetti italiani appare particolarmente critica. La categoria combina infatti un’elevata qualificazione – con una presenza capillare sul territorio e un ruolo centrale nei processi di trasformazione urbana – con una struttura produttiva estremamente fragile: circa il 95% opera in forma autonoma e spesso in micro-studi poco capitalizzati. Questa configurazione limita la capacità di affrontare incarichi complessi, di investire in innovazione e di competere con operatori strutturati, soprattutto su scala internazionale. A ciò si aggiungono redditività mediamente contenute, forte esposizione alla ciclicità del settore edilizio e persistenti disuguaglianze interne, anche di genere.
Le StP rappresentano per gli architetti una possibile traiettoria evolutiva, in grado di favorire multidisciplinarità, stabilità economica e crescita professionale; tuttavia, senza un intervento normativo e fiscale più favorevole, il rischio è che la professione continui a perdere centralità, lasciando spazio a modelli organizzativi esterni e a grandi strutture di capitale.